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Tecnologia, efficienza energetica e mercato immobiliare

il legame comincia a vedersi

La direttiva europea sul rendimento energetico degli immobili prevede, secondo la proposta avanzata dalla Commissione UE, che tutti gli edifici residenziali raggiungano almeno la classe energetica F entro il 2030, la classe E entro il 2033 e la classe D entro il 2040, con l’obiettivo finale di arrivare alle emissioni zero per il 2050. 

Dal giorno stesso in cui ne sono stati resi noti i contenuti è diventata materia incandescente e molti hanno iniziato ad interrogarsi sull’impatto che potrà avere sul mercato immobiliare avanzando ipotesi più o meno catastrofiche.

Ma per avanzare ipotesi è utile disporre di dati e per capire che cosa sta effettivamente succedendo può essere, quindi, di qualche utilità analizzare i risultati di alcune indagini recenti che hanno sondato da diversi punti di vista la relazione tra l’innovazione tecnologica in ambito home and building e la percezione del suo valore.

La prima indagine a cui guardare è stata commissionata a SWG per Confindustria Assoimmobiliare sui contenuti della direttiva europea e già qui cominciano le sorprese. Da questa analisi si evince, per esempio, che l’atteggiamento degli italiani nel merito dei contenuti della direttiva stessa risulta largamente positivo (58%) e da moltissimi ritenuto un’opportunità, più che un problema; ben altro quindi da quanto emerso dai media. Più in linea col percepito risultano altri dati del sondaggio, che confermano come ben pochi italiani risultino a conoscenza della classe energetica della propria abitazione (non ne è a conoscenza l’84% degli affittuari e il 51% dei proprietari) e che una larga maggioranza (67%) degli stessi sia dell’avviso che gli edifici in classe tra la E e la G subiranno un forte deprezzamento.

La seconda indagine che ci offre utili informazioni è quella svolta a dicembre da ENEA, con la pubblicazione del consueto Rapporto annuale sull’efficienza energetica che sfrutta i dati definitivi sugli APE (Attestati sulla prestazione energetica degli edifici) e sulle transazioni immobiliari del 2021 raccolti da FIAIP (la Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali). Anche la visione d’insieme che emerge da questo studio molto articolato è a luci e ombre. Tra le ombre sicuramente va annoverato il fatto di trovarsi a che fare con un mercato ancora caratterizzato prevalentemente da transazioni di immobili di scarsa qualità energetica e in cui gli edifici collocati nelle classi più performanti (A e B) sono principalmente di nuova costruzione, segno evidente che il tasso di ristrutturazione è ancora sensibilmente basso. A questo dato si contrappone con forza, tuttavia, il giudizio del 59% del campione di agenti intervistati che ritiene che l’APE sia “capace di orientare le scelte di chi acquista un immobile residenziale esistente verso edifici di maggiore qualità energetica”, rilevando, oltretutto, il forte impatto al riguardo delle agevolazioni del Superbonus, che hanno aumentato la sensibilità del pubblico finale ai temi green, orientando gli acquisti. 

Ultima ricerca su cui vale la pena soffermarsi è quella realizzata dal portale Immobiliare.it sulle principali motivazioni che influenzano l’acquisto di un immobile dopo la pandemia. Da questa ricerca si evincono alcuni elementi interessanti: il primo è che in testa alla classifica (80%) troviamo i bassi costi di manutenzione e gestione dell’immobile, elemento direttamente o indirettamente correlabile alla classe energetica e alle dotazioni tecnologiche dello stesso; cresce poi molto la ricerca di spazi per l’abitare (69%), collegati anche alle nuove esigenze di smart working; ma molto in alto troviamo anche la sostenibilità ambientale (53%) mentre entra nella top ten la dotazione tecnologica della costruzione (36%).

Tre ricerche interessanti e in buona parte convergenti, che mettono in evidenza l’importanza della transizione digitale ed energetica e che collocano sempre più in alto la considerazione media dell’importanza della Home and Building Automation come dotazione di base dei nuovi edifici, al fine di consentire l’assolvimento delle nuove funzioni e il soddisfacimento della domanda crescente di sostenibilità ambientale.

Questi due elementi fanno ritenere che una maggiore conoscenza della classificazione degli edifici, che vada oltre la sola APE (per esempio rendendo nota la classificazione sulla base della norma UNI 15232 (da novembre 2022 sostituita dalla UNI EN ISO 52120-1) o a breve attraverso l’utilizzo dello Smart Readiness Indicator), sia non solo utile, ma ritenuta per certi versi necessaria, sia da parte degli operatori immobiliari che da parte del pubblico finale, al fine di orientare correttamente le scelte e quindi incidere sui valori di mercato.